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Quest’anno, per la prima volta da almeno quindici anni, ho ritrovato il coraggio di andare in spiaggia, spogliarmi davanti ad altre persone, mettermi in costume e fare il bagno.
Quindici anni, credo. Ma probabilmente anche venti. Non ricordo nemmeno quando ho smesso di andare in spiaggia. Mi sa subito dopo aver mollato la scuola, verso i sedici anni.

Mi ricordo benissimo la scusa che usavo quando i miei amici mi chiedevano di andare al mare, lavoravo già e quindi dicevo di essere stanco e che preferivo andarmi a chiudere in casa “a riposare”. O altre cose del genere. Insomma, passavo i pomeriggi estivi -quelle poche ore fra il servizio a pranzo e quello serale – chiuso in camera mia. Immerso nei miei libri, nei miei videogiochi, nella musica.
Tanto per tutti ero quello “strano”.
A volte insistevano tanto che andavo, ma restavo seduto su una sdraio o su uno scoglio, in pantaloni e maglietta, a guardarli divertirsi.
Ma si, mi dicevo, tanto non mi piace fare il bagno.

In realtà avrei voluto eccome andare al mare, spogliarmi e gettarmi in acqua con loro, ma la verità è che stavo ingrassando e mi facevo schifo.
Mi vergognavo, e con gli anni aumentava il mio peso ed aumentavano le cose di cui mi vergognavo. L’ansia di andare al bar o al ristorante e sedersi su una sedia col terrore che potesse non reggermi. Camminavo per strada e vedevo sconosciuti che ridevano e pensavo ridessero per me, di me. L’imbarazzo di farmi vedere mentre mangiavo, con la paura di essere deriso o giudicato.

Oggi ripenso a come ho buttato via tanti possibili bei momenti della mia vita e mi prende un nodo alla gola. Non che cerchi di incolpare gli altri, in questo caso la responsabilità è solo mia. Del mio corpo e del modo sbagliato che aveva di reagire a noia, tristezza, ansia, delusioni. Fino a diventare un circolo vizioso.
Ti fai schifo perchè mangi, e mangi perchè ti fai schifo, ti guardi e ti senti miserabile, un fallito, un buono a niente.

E cosí dopo tutti questi anni, forte del mio nuovo percorso di rinascita mi son lasciato tutte queste paranoie alle spalle e mi son tuffato. In tutti i sensi.
Non ero nemmeno sicuro di essere ancora capace, non dico di nuotare, ma quantomeno stare a galla.

Quel bagno è stato liberatorio, e l’acqua del mare ha mascherato bene le lacrime di felicità che mi sono scese.

Sento che la mia rinascita si sta compiendo, questo duemiladiciassette me lo porterò nel cuore come l’anno in cui la fenice è sorta dalle sue ceneri e ha spiccato il volo.

#PhoenixRising

3 pensieri riguardo “Estate Duemilaediciassette

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