Mi sento a terra.

Credo che il problema sia che mi sento tremendamente solo qui.
I pochi amici che avevo qui li ho praticamente persi per strada. Qualcuno è ritornato in Italia, altri hanno cambiato paese per lavoro, altri ancora li ho persi quando mi sono isolato a causa di una stronza che mi ha distrutto la vita per due anni.

Sabato sera sono uscito con dei ragazzi che conosco, ma ho passato la serata seduto al bancone del bar ascoltando appena i gruppi sul palco.
Quelli con cui sono uscito sono “””amici””” , nel senso che poi ci vediamo due volte a l’anno e non ho abbastanza confidenza per aprirmi e parlare dei cazzi miei con loro.

Tutte le persone a cui tengo, attualmente stanno in Italia.
A volte avrei semplicemente bisogno di un abbraccio di quelli stretti, ma non ho nessuno a cui chiederlo.
A volte, per giorni interi, le uniche persone con cui scambio due parole sono la cassiera del supermercato e i clienti del negozio. È mortificante stare così.
Poi lo so, è del tutto irrazionale perché in fondo questo 2017 è stato uno degli anni migliori che mi ricordi di aver vissuto, ma per quanto le cose vadano più o meno bene ed io sia felice, ecco che ritorna sempre il fantasma del natale passato a tormentarmi.
Cosí mi sento di merda, inutile, incapace, fallito.

E questa sensazione è dura da affrontare, la cosa peggiore è che mi ritorna la dannata fame nervosa e mi viene voglia di attaccarmi al cibo e affogare tutto lo schifo che provo lí.

Resisto, ma il solo sentirmi cosí mi fa stare ancora peggio perchè mi sembra che tutto quello sto facendo sia inutile.

Maledetto cervello bacato.

10 pensieri riguardo “Maledetto cervello bacato.

  1. Capisco le distanze, perfettamente. Di parole se ne possono scambiare tante e i mezzi non mancano, ma è dannatamente vero che a volte c’è bisogno solo di un abbraccio di quelli veri, fatti di carne e di ossa strette e mischiate. Quelli virtuali non servono a niente.

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  2. Da ragazza ho trascorso anch’io un anno all’estero per motivi di studio. Era a Londra negli anni della Thatcher, non proprio i più brillanti del Regno Unito, ecco… ricordo anch’io il senso di estraneità di quelle serata trascorse con gente che si conosce da poco e con la quale non si diventerà mai amici e la nostalgia di persone on le quali non ti devi ri-raccontare ogni volta. Ma il senso di fallimento deve stare fuori da tutto questo.

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